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Fermiamo le Banche


May12

“Rete dei Cittadini” denuncia in TV la truffa del debito pubblico

by admin on 12 May 2013 at 18:09
Posted In: Economia, Politica, Società

Fate girare per favore, le persone devono sapere i veri motivi per cui ci stiamo impoverendo. Questi trattati nel video sono gli argomenti che si dovrebbero trattare quotidianamente. Invece continuano a distrarci con processi, finti problemi e spettacolini politici creati ad arte per mascherare il vero problema della nostra società.

 

 

Info: retedeicittadini.net

└ Tags: debito pubblico, rete dei cittadini, signoraggio
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May02

Signoraggio: La Truffa del Debito Pubblico

by admin on 2 May 2013 at 17:04
Posted In: Economia, Illuminati, Politica
 
di Luigi Da Verona
Un problema fondamentale per l’economia non solo nazionale ma mondiale. Come si crea il debito pubblico: in realtà, è un sistema occulto di finanziamento per cui le banche centrali stampano il denaro e lo prestano allo Stato gravandolo di interessi.
Questo è il più grosso scandalo che l’umanità debba sopportare da diverso tempo.
Sia la Federal Reserve che la BCE, che sono in mano a dei privati, persone fisiche, stampando il denaro e indebitano i popoli creando debito pubblico.
Non è vero che il debito pubblico è dovuto al fatto che .lo Stato spende di più di quello che l’erario crea.
Noi paghiamo 80 miliardi di interessi all’anno sul debito pubblico, perché abbiamo in tasca delle banconote da 100, da 10, da 50 o da 500.
Seconda cosa è la moneta scritturale: una banca con la riserva frazionaria crea come un falsario moneta dal nulla. Addirittura un 2% si tiene in banca e il 98% si presta a interessi.
Ormai il re è nudo: quando usiamo il bancomat, quando usiamo una carta di credito, non facciamo altro che emettere del denaro che non esiste favorendo una banca, e creando inflazione. Questo è il meccanismo perverso.
Una BCE privata stampa denaro e lo presta, quando dovrebbe essere lo Stato. La gente ignora che la BCE e la Banca d’Italia sono organismi privati,  spa, dove c’è Intesa San Paolo, Unicredit…
riferimenti:
http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=0OP6OCtmhaA#!
source:sulatestagiannilannes.blogspot.it

└ Tags: debito pubblico, signoraggio
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Apr17

Draghi: l’euro vivrà, voi morirete (di Maurizio Blondet)

by admin on 17 April 2013 at 12:32
Posted In: Economia, Politica
Nota di Rischio Calcolato: questo post è tratto dalla rivista on-line EffediEffe sito di informazione a cui consigliamo caldamente un abbonamento (50€ spesi benissimo). Come al solito la penna del “Direttore” coglie nel centro il cuore del problema. Buona lettura.
draghi EU euro 550 Draghi: l’euro vivrà, voi morirete (di Maurizio Blondet)
È una frase che Mario Draghi ha pronunciato durante la conferenza del 4 aprile alla BCE; salvo errori, nessun «grande» media l’ha colta (una sola eccezione in Italia: la tv Class CNBC, che si sta rivelando una delle migliori fonti informative su questi temi). A porgli la domanda è il giornalista del sito Zero Hedge:
«Se, poniamo, la situazione in Grecia o Spagna peggiora ancora, e quei Paesi sono obbligati ad uscire dall’eurozona, esiste un piano per far sì che i mercati non collassino? Esiste una qualche rete di protezione strutturale, specialmente nell’area dei derivati? E la seconda domanda è: cosa accadrebbe della sua Emergency Liquidity Assistance che avete dato a Cipro, circa 10 miliardi di euro, se il Paese lascia l’eurozona?».Draghi ha risposto:«Lei sta ponendo domande così ipotetiche che non ho una risposta…beh, posso dare una risposta parziale. Questo tipo di domande sono formulate da gente che sottovaluta di gran lunga quel che l’euro significa per gli europei, per l’euro-area. Essisottovalutano di molto la quantità di capitale politico che è stato investito nell’euro. È per questo che continuano a chiedere cose come: “Se l’euro si spacca? Se un Paese abbandona l’euro?”… Non è come una porta scorrevole. È una cosa molto importante. È un progetto dell’Unione Europea. Sicché spendete il fiato invano quando continuate a chiedere a gente come me “cosa accadrebbe se…”. Non esiste un piano B».

«In secondo luogo, la BCE ha mostrato la sua determinazione nel combattere ogni rischio di ridenominazione (sic). E l’OMT (il trilione di euro prestato alle banche all’1%, ndr) con le sue precise norme, ed agente entro il suo mandato, esiste appunto a questo scopo. Così rispondo alla sua prima domanda. La seconda domanda era sull’ELA, ma ancora una volta è subordinata a “se Cipro lascia…”. Di nuovo, non abbiamo in mente questo… Nessun piano B». (Mario Draghi Responds To Zero Hedge: “There Is No Plan B”)

Per una volta, Draghi ha detto la verità, sotto la lingua di legno del tecnocrate. «La gente come me» – ha detto – «ha investito tutte le sue fortune, la sua autorità, carriere e prestigio nella costruzione dell’euro. Se l’euro si spacca, noi persone veramente importanti andiamo a pallino: perdiamo tutto, prestigio, carriere, autorità, soldi e potere. Perciò non ci sarà mai un’uscita dall’euro. Troppo grande è il capitale politico che ci abbiamo investito».

Zero Hedge commenta sarcastico: dunque dato il controllo sui capitali messo in opera a Cipro a tempo indefinito, i Bancomat locali dispensano «capitale politico» invece del capitale reale? È un commento preso dal punto di vista del liberismo totale, che è il pensiero unico americano. Ma mostra che s’è capito bene il proposito di Draghi: eurocrati e banchieri non stanno salvando gli europei, né tanto meno greci, italiani, spagnoli e portoghesi; vogliono salvare l’euro ad ogni costo, e italiani, spagnoli, greci e portoghesi muoiano pure.

«L’euro non è una porta scorrevole», ci ha detto il padrone: «l’euro è la porta della prigione che abbiamo chiuso a tripla mandata; e tanto peggio per voi, carcerati, se morirete di disoccupazione, fame e freddo».

Diciamolo un’altra volta: le istituzioni europee non cercano di proteggere i popoli in questa grande depressione; cercano di proteggere se stesse. Se la soluzione della crisi richiede uno smantellamento dell’euro, la Commissione e la BCE rigettano tale soluzione, perché equivarrebbe al loro suicidio politico. Perciò per scongiurare questo esito, sono pronti a tutto. Anche a rimangiarsi i loro stessi dogmi del liberismo totalitario che dichiarano loro religione, fino a violare le stesse norme che loro si sono dati. Così, addio «libera circolazione di capitali»: a Cipro hanno imposto (con opportuno ritardo: le banche della Germania e di altre nazioni «core» dell’Eurozona hanno portato via i loro soldi dalle banche cipriote prossime a implodere,prima che la crisi bancaria fosse annunciata) il controllo sui capitali. Addio inviolabilità della proprietà privata : a Cipro hanno imposto il prelievo forzoso fino al 40% sui conti correnti, un vero esproprio proletario fatto dai supercapitalisti (1). Si sono rimangiati la promessa di garanzia sui depositi fino a 100 mila euro, e già propongono di fare lo stesso prelievo sui conti correnti italiani, perché tanto, «gli italiani sono più ricchi dei tedeschi: patrimonio di 108 mila euro contro 95.500» (è la voce che manda in giro la BCE, per preparare il prelievo forzoso). Esigono «rigore» e dichiarano di non poter stampare moneta «per statuto», ma creano mille miliardi di euro da dare alle banche all’1%, e senza la minima contropartita, ma non alle imprese. (Il vero “Cyprus Template”)

Ci stanno strangolando, come dimostra la disoccupazione galoppante che raddoppia, accelerando il ritmo, e le migliaia di aziende che chiudono perché non reggono l’euro «forte» nel momento in cui anche la Bank of Japan stampa a perdifiato (la Fed lo sta facendo da tre anni). È per colpa loro, del loro euro, se anche il Fondo Monetario riconosce che «l’economia mondiale crescerà quest’anno del 3,4%, per poi accelerare al 4,1% nel 2014, ma l’Europa cala dello 0,2%» (in realtà molto di più: le previsioni delle tecnocrazie bancarie si sono sempre rivelate ottimiste).

Di fronte alla crisi che s’aggrava, gli eurocrati e i banchieri (e i politici che eleggiamo, loro appendici superflue) hanno una sola soluzione, sempre quella: rinforzare i poteri centrali europei. Eppure si vede ormai ad occhio nudo: più il processo di «integrazione» avanza, peggio la situazione si deteriora. Ma gli eurocrati propongono sempre di aumentare i loro stessi poteri. È il loro potere personale che cercano.

Sono loro che hanno trasformato il popolo italiano in un popolo senza speranza, declinante senza sbocco: «niente porte scorrevoli, niente piano B» per voi: l’euro vivrà, voi morirete. Sono tranquilli, perché ci siamo tenuti il loro delegato, il tecnicamente incompetente ma eurocraticamente ortodossso Mario Monti, che ci terrà nell’euro continuando nello stesso tempo a saccheggiarci col sistema fiscale più letale del mondo. L’industria del mobile (effetto collaterale del collasso dell’edilizia provocato da Monti e dalla banche) ha subito una riduzione dei fatturati dell’ordine del 48% rispetto ai tempi belli; ma Equitalia pretenderà dal settore lo stesso gettito fiscale di prima, provocando altre rovine. I professionisti nel loro insieme, il ceto medio, hanno subito riduzioni dei loro guadagni fra il 15 e il 30%; Befera pretenderà da loro gli stessi montanti tributari, o anche di più. Impoverimento mortale degli onesti, evasione fiscale di sopravvivenza per chi potrà.

Perciò è stato gravissimo l’errore del Movimento 5 Stelle di mantenere Monti al governo, piuttosto che fare un governo con il PD, che avrebbe potuto controllare. Un errore storico che lo condannerà storicamente, a meno che non sia anche quello un progetto, e che il Grillo-Casaleggio non siano effettivamente (come appare) che un ulteriore trucco per deviare la volontà popolare e cullarla di illusioni di liberazione. Il governo Monti (in cui c’è il ministro Barca, «astro nascente del PD» dettato dall’eurocrazia, e pompato dai media) ha cullato le imprese nell’illusione di ottenere 40 miliardi dei debiti arretrati che le Pubbliche Amministrazione hanno verso di loro; pochi giorni e l’illusione è svanita, i burocrati non cacceranno mai un soldo, esigono complicatissime «prove» e «accertamenti» su quel che devono – mentre loro stesse non tengono contabilità precisa sui loro debiti (un colossale falso in bilancio commesso da migliaia di pubblici funzionari) – impossibili.

Svanita questa illusione, Monti ne ha creato un’altra: producendo il Documento di Economia e Finanza (DEF), presentato alla stampa con dieci diapositive come progetto per «la crescita». Ma la stampa non ha detto che il DEF consta di 800 pagine. Ottocento pagine: certo nemmeno Monti le ha lette. Le ha semplicemente commissionate agli alti burocrati – che sono i veri governanti occulti d’Italia, essendo i governi incompetenti – e i nostri burocrati, come gli eurocrati, sono occupati non alla sopravvivenza della società, ma alla loro propria. E sono i più inefficienti e rapaci del mondo occidentale. In quelle 800 pagine hanno inserito tutti gli inghippi, i codicilli, i tranelli per aumentarci le tasse, aggravare gli ostacoli alla produzione e stroncare la nostra competitività con lacci e lacciuoli.

Nascosto nel DEF, si scopre che i conti pubblici hanno «spese non rinviabili per 8 miliardi» (altri 8 miliardi), e che quindi «se sparisce l’Imu ci vorranno interventi triplicati», ossia aumenti ed aumenti di tasse in altri campi. Anche la sanità richiederà un aumento del ticket; ma questo spetterà al nuovo governo. E se il nuovo governo «politico» tarda, le nuove spese si accumulano: altre tassazioni saranno necessarie, altri smantellamenti, altri fallimenti e chiusure di piccole imprese che le amministrazioni pubbliche hanno reso insolventi.

E se poi sarà il governo Bersani o Berlusconi, non sperate di meglio. Sono gli stessi che per un anno e passa hanno sostenuto il governo Monti, hanno votato i suoi colossali esborsi dati all’Europa «per salvare la Grecia» ossia le banche tedesche, hanno approvato tutti i decreti che hanno stroncato la nostra economia reale e salvato i parassiti pubblici, i 2-3 milioni di profittatori delle inefficienze e disonestà del sistema pubblico: un blocco sociale interessato allo status quo marcio, che con le famiglie configura un ben grosso elettorato.

Mi spiace per voi, italiani. Voi che a milioni perderete il lavoro perché avete voluto stare nell’euro «forte»; che vi suiciderete perché Equitalia vi chiede immense cifre che non avete come Imu per seconde case che non vi servono, che non potete permettervi ma che non potete vendere, perché le banche non danno i mutui; mi dispiace per voi che le avete provate tutte per tenere la testa fuori dall’acqua, e adesso non sapete più cosa fare, non avete più speranza; mi spiace per i vostri figli che sono senza lavoro, ma an che senza istruzione, conoscenze e cultura per andare all’estero a cercarlo – perché avete voluto e difeso la scuola «facile e di massa». Mi spiace per voi, soprattutto, perché anch’io oggi dipendo da voi, la mia pensione viene pagata dai giornalisti che sono al lavoro – e che vengono licenziati ormai a vagonate.

Mi spiace per voi, perché il vostro destino è razzolare nella spazzatura, essere rapinato dai cocainomani senza soldi nelle strade che costituiranno bande armate, e taglieggiati dagli statali, parastatali, regionali e provinciali che – loro – il loro stipendio lo vogliono tutto.

Ma da un punto di vista oggettivo e spassionato, voi meritate di finire così. Perché in maggioranza schiacciante, vi siete occupati solo di calcio. Non di economia, «perché è difficile», né di politica, «perché tanto fanno quello che vogliono». Vi siete rincoglioniti davanti alle tv intrattenimento, alle slot machines e ai vide-porno. Perché non avete studiato né lingue né mestieri reali, perché tanto «il benessere» era assicurato come tutti «i diritti» che vi dicevano di avere. Perché non avete capito come cambiava il mondo. Perché non esiste un popolo più provinciale, più abbandonato agli impulsi di pancia, più imperioso nel volerli soddisfatti subito e tutti, più ottusamente aggrappato ai propri interessi più corti e di breve respiro, più litigioso e incapace di unirsi di voi; incapace di scegliersi comandanti fra i migliori; più incivile e passatista ed arretrato culturalmente, più spregiante dell’intelligenza così rara fra voi; mai visto un popolo che espelle all’estero centinaia di migliaia di suoi giovani, i migliori, perché «troppo qualificati» per noi; mai visto un popolo più beotamente prono ad adorare gli idoli sbagliati, che vi venivano proposti all’adorazione di volta in vola. Un popolo così, non merita di vivere.

Vi è piaciuto Ciampi. Avete venerato Veronesi, Saviano; avete deriso «i complottisti» che vi dicevano la verità, perché «il tg non lo dice». Avete emarginato e odiato chi vi metteva sull’avviso, «uccelli di malaugurio», «da toccarsi i coglioni» – mentre adoravate l’Ottimista, il Facilone, il Facilista.

Se siete di sinistra, avete fatto di tutto per stroncare Renzi («infiltrato di destra») (2) e preferito Bersani, ed ora sperate in Barca, perché è «un compagno» (un compagno che vi terrà dentro l’euro, la prigione dei popoli). Avete avuto gran rispetto di Monti. Avete voluto credere che il nemico interno è l’Evasore Fiscale anziché il Parassita Sociale, ancorché siate nel Paese che l’amministrazione pubblica tassa come gli stati scandinavi, ma dandovi servizi come gli africani.


Il vero prelievo

draghi EU euro Draghi: l’euro vivrà, voi morirete (di Maurizio Blondet)

Statistiche ufficiali. Il vero prelievo fiscale, come ammette anche Monti, supera il 52% 

E avete gran rispetto e considerazione anche di Draghi. Draghi vi ucciderà farà del vostro Paese un deserto di industrie, e le industrie che muoiono non torneranno più nemmeno quando tornerete alla lira per disperazione e necessità.È terribile quel che vi accade e vi accadrà, perché anch’io sono uno di voi. Ma sul piano oggettivo, avete quello che meritate. Che avete scelto. Che avete voluto.


1) La rovina di Cipro è freddamente pianificata dal documento della Commissione Europea. «…L’attività economica sarà negativamente influenzata dalla ristrutturazione immediata del settore bancario, che avrà impatto sul credito, date anche le misure di consolidamento di bilancio. Le restrizioni temporanee richieste per garantire la stabilità finanziaria danneggeranno gli afflussi di capitale internazionale e ridurranno i volumi d’affari delle imprese, sia quelle orientate al mercato interno che quelle che operano sul mercato internazionale…una perdita di ricchezza, che ridurrà il consumo privato e gli investimenti produttivi. Ciò, unito alle misure fiscali in corso e quelle progettate, provocheranno una acuta caduta della domanda interna. E poco sollievo si può aspettare dall’export, date le incerte condizioni estere e il settore finanziario in drastica riduzione». Queste frasi si applicano alla perfezione all’Italia, ed indicano il programma che lorsignori preparano alle popolazioni europee in generale. E infatti noi stiamo già subendo lo stesso progetto che hanno imposto a Cipro. (Assessment of the public debt sustainability of Cyprus – Zero Hedge)
2) Qualunque cosa si pensi di Renzi, il “popolo di sinistra” gli s’è mobilitato contro d’un solo blocco come a un «deviazionista di destra», facendo di tutto per bloccare quella che i militanti chiamavano «l’infiltrazione di destra nelle nostre primarie». Questo tipo di linguaggio – l’ho sentito con le mie orecchie in dibattiti pubblici e radiofonici – è ancora di tipo sovietico. Nell’Urss dei bei tempi, avrebbe portato allo «smascheramento» del deviazionista di destra e alla sua liquidazione col classico colpo alla nuca alla Lubianka, seguito da una «purga del Partito» per disinfestarlo dagli «infiltrati di destra» , spediti ia vagoni interi –fra gli applausi sinceri del popolo sovietico – a ripopolaree il Gulag. Nella situazione italiana, porta la sinistra a tagliarsi da sola le possibilità di governo, scegliendo Bersani, Barca o Vendola e tenendo a distanza un elettorato più ampio. Serve a rifiutare l’alleanza di gfoverno d’emergenza «con Berlusconi»,e a tentare ostinatamente di governare con il Movimento 65 Stelle, creduto erroneamente, da certe caretterirtische superficiali, «una costola della sinistra». Appena però questi avessero la maggioranza, ricomincerebbero le epurazioni.

Source:rischiocalcolato.it

└ Tags: BCE, Draghi, euro
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Apr02

La lunga marcia dell’Eurocrazia

by admin on 2 April 2013 at 14:14
Posted In: Economia, Illuminati, Politica, Società

La lunga marcia dell’Eurocrazia

violence-policeIn questo articolo, per Eurocrazia, vogliamo intendere tutti quei processi in atto che hanno lo scopo di trasferire il potere da soggetti separati all’Unione Europea, con l’obiettivo finale di creare il Superstato Europeo oppure gli Stati Uniti d’Europa, come si preferisce chiamarli.
Essenzialmente non sappiamo chi veramente stia dietro il movimento che sta spingendo sempre più verso gli Stati Uniti d’Europa, non ci interessa fare congetture complottiste, sicuramente sappiamo che ci sono i tecnocrati europei, gran parte della classe politica, le banche e presumibilmente anche parti della massoneria e dei servizi segreti. Ora, però non ci interessa sapere questo, ci interessa sapere quali sono gli obiettivi di questo processo europeista, così da non rimanere sorpresi quando si mostreranno.
Faremo prima un elenco di questi obiettivi e poi verranno spiegati nel dettaglio.

1) ELIMINAZIONE VALUTE NAZIONALI E CREAZIONE DI UNA VALUTA UNICA
AVANZAMENTO: 45%
2) ANNESSIONE DI TUTTA L’EUROPA GEOGRAFICA
AVANZAMENTO: 70%
3) ELIMINAZIONE SOVRANITA’ ECONOMICA NAZIONALE
AVANZAMENTO: 60%
4) POLITICA INTERNA COMUNE
AVANZAMENTO: 20%
5) ESERCITO COMUNE
AVANZAMENTO: 15%
6) FRAMMENTAZIONE TERRITORIALE
AVANZAMENTO: 10%
7) ELIMINAZIONE CETO MEDIO
AVANZAMENTO: 40%
8) ABOLIZIONI MONARCHIE
AVANZAMENTO: 5%
9) CADUTA DEL VATICANO
AVANZAMENTO: 60%
10) SFALDAMENTO LEGAMI FAMILIARI
AVANZAMENTO: 35%
11) NASCITA DI UN SENTIMENTO EUROPEISTA
AVANZAMENTO: 25%

Ecco questi sono i principali obiettivi della marcia eurocratica, ovviamente le percentuali sono indicative ed ognuno può pensarle in maniere diversa, il nostro scopo non è dare un dato preciso, ma semplicemente dare una linea di massima.
Ora analizzeremo nel dettaglio ogni punto sopra descritto

1) ELIMINAZIONE VALUTE NAZIONALI E CREAZIONE DI UNA VALUTA UNICA
La valuta unica, l’Euro, è stato il primo obiettivo raggiunto dagli eurocrati, abbiamo messo uno stato di avanzamento al 45% perché ancora molti paesi dell’Europa geografica non sono nell’Unione Europea e nemmeno nell’Eurozona e quindi non hanno l’Euro, ad eccezione del Kosovo che lo ha adottato unilateralmente.
E’ sotto gli occhi di tutti, che l’Euro ha avuto si degli effetti positivi, ma presumibilmente, soprattutto per i paesi più deboli, ha avuto gli effetti negativi di facilitare l’eccessivo indebitamento della popolazione grazie ai tassi bassi e di frenare le esportazioni. Quindi è una della cause della crisi economica europea e di riflesso danneggia anche i paesi più forti, perché decrescono fortemente le esportazioni verso i paesi più deboli e inoltre si devono indebitare per aiutare i paesi in difficoltà, quindi non c’è nessuno vincitore, ma solo una crisi generale europea, che come vedremo dopo, è utile per la marcia degli eurocrati.
2) ANNESSIONE DI TUTTA L’EUROPA GEOGRAFICA
Dall’inizio della crisi, si parla tutti i giorni di sfaldamento dell’Unione Europea, di Grexit, di uscita della Germania, di uscita del Regno Unito, di uscita dell’Italia. Ma gli anni passano, la crisi aumenta, ma nessuno abbandona l’Europa. Anzi a breve entrerà la Croazia, poi sarà il turno della Macedonia e forse dell’Islanda. Quindi l’Unione Europea continua ad allargarsi. La percentuale sopra scritta è relativa al totale dell’Europa geografica, esclusa la Turchia, che come già scritto, in un altro articolo, l’Europa genetica, non è geneticamente e culturalmente europea. E difatti anche la stessa Turchia ormai sembra aver rinunciato all’adesione all’UE.
Quindi difficilmente uscirà mai qualcuno dall’Unione Europea, l’unico stato che potrebbe uscire potrebbe essere il Regno Unito, come scritto nel nostro altro articolo, Verso un mondo orwelliano.
3) ELIMINAZIONE SOVRANITA’ ECONOMICA NAZIONALE
La crisi dei debiti sovrani è ovviamente manovrata, da poteri finanziari, che come nel caso dell’Italia e di Spagna, possono far salire lo spread quando vogliono e di conseguenza rendere impossibile finanziarsi sui mercati. Questa è presumibilmente una strategia di questo progetto europeo, perché queste crisi servono a spingere gli stati nazionali a cedere sempre più poteri agli organismi comunitari. Il Fiscal Compact e il Meccanismo Europeo di Stabilità, saranno un passo decisivo di questo processo che porterà infine all’unione bancaria e ad un Ministero dell’Economia Europeo.
A questo riguardo, invitiamo a consultare questo articolo.
4) POLITICA INTERNA COMUNE
Come è sotto gli occhi di tutto, gli scontri sociali sono in forte aumento e questa è una conseguenza necessaria della crisi. Ma attenzione, questo non significherà che i paesi coinvolti lasceranno l’Europa, al contrario questo potrebbe portare ad interventi europei nei paesi dove la situazione diventasse incontrollabile. Del resto un organismo di intervento comunitario, come l’Eurogendarmeria è stato già creato e se scoppiassero rivoluzioni e scontri sociali fortissimi, questo organismo sarà sicuramente potenziato e interverrà dove sarà necessario. Questo sarà un ulteriore passo anche per creare una polizia comunitaria e una politica interna comune. Quindi quando gli scontri diventeranno forti, interverrà l’Unione Europea; a nessun paese sarà permesso di fare una seria rivoluzione perché se un paese cadesse, si sfalderebbe l’intera Europa, quindi gli eurocrati non lo permetteranno mai.
5) ESERCITO COMUNE
La NATO è già un’alleanza militare comune a molti paesi europei, però attualmente esistono ancora gli eserciti nazionali. Probabilmente nei prossimi anni, come anche scritto nei programmi dei principali partiti, si avvierà la costruzione di un esercito europeo e anche di una politica estera comune. Come ho già scritto in questo blog, il mio pensiero è che la Terza Guerra Mondiale scoppierà entro due-tre anni al massimo e questa sarà probabilmente la “crisi” necessaria per spingere verso la creazione di un esercito comune.
6) FRAMMENTAZIONE TERRITORIALE
Catalogna, Scozia e le Fiandre sono i casi più importanti di indipendentismi all’interno dell’Unione Europea. Come scritto in Superstato Europa, questi processi d’indipendenza possono essere anche favoriti dagli europeisti, perché regioni più piccole all’interno dell’UE saranno più facili da gestire rispetto a stati nazionali più grandi e inoltre concorrono allo sfaldamento territoriale di quegli stati stessi. E’ probabile che se una regione riuscirà ad ottenere l’indipendenza rimanendo in seno all’Europa, potrebbe innescare un effetto dominio e spinte dalla crisi, diverse regioni di stati nazionali europei potrebbero staccarsi dai rispettivi stati. Quindi non pensiamo che i secessionismi vadano contro l’Europa, al contrario, potrebbero essere il classico Divide et Impera
7) ELIMINAZIONE DEL CETO MEDIO
Il ceto medio borghese rappresenta una fascia di popolazione con un certo potere economico e sociale all’interno della società, questo è sicuramente un problema per la marcia eurocratica, perché questa fascia di popolazione fa parte di interessi di categoria ben definiti che spesso si oppongono anche con la forza ai cambiamenti in atto decisi dagli organismi comunitari (vedi quote latte, vedi rivolte camionisti, vedi rivolta anti Bolkestein, vedi rivolte anti liberalizzazioni). La crisi odierna serve, quindi, anche ad eliminare economicamente questa fascia di popolazione. E lo sta facendo dato che le principali vittime sono appunto le piccole e medie imprese, gli artigiani, i commercianti, che chiudono sotto i colpi di una pressione fiscale sovietica e dalla contemporanea stretta creditizia decisa dal sistema bancario. Ma questo come abbiamo detto, non è una cosa negativa per gli eurocrati, perché gli lascia più ampia libertà di manovra e inoltre contribuisce alla caduta di quegli stati nazionali da eliminare. Oltre tutto, ha un altro scopo che descriveremo in un punto successivo.
8) ABOLIZIONE MONARCHIE
Chiaramente è assurdo poter creare uno Stato Unico Europeo, se all’interno esistono Re e Regine indipendenti. E’ vero che essi hanno un ruolo per lo più simbolico, ma impediscono una reale cessione di sovranità agli organismi comunitari. Di conseguenza, seguendo il nostro ragionamento, uno degli obiettivi da abbattere sono loro. E da tempo che i giornali e i media fanno di tutto per mettere in imbarazzo le principali monarchie e inoltre in Spagna e in Belgio ci sono già le prime voci che chiedono l’abdicazione. L’avanzamento di questo processo è pero solo agli inizi, i media hanno preparato il terreno con scandali e velate critiche, probabilmente quando la crisi sarà diventata ancora più grave di quella odierna, il popolo costringerà una di queste monarchie a lasciare il trono e come nel caso degli indipendentismi, si potrebbe innescare un effetto a catena con la conseguente fine definitiva dell’istituto monarchico in tutta Europa.
9) CADUTA DEL VATICANO
Il Vaticano è un potere che non può esistere nei futuri Stati Uniti d’Europea, perché è un potere religioso che influenza milioni di Europei e inoltre non esita a fare dell’ingerenza politica e a contrastare eventuali proposte di legge che non condivide (vedi matrimoni gay, eutanasia, prostituzione, cellule staminali,ecc).
Un potere indipendente di questa importanza deve essere eliminato, e infatti contro di esso si è scatenata una campagna mediatica che ormai dura anni, fatti di scandali sessuali, pedofilia fino ad arrivare a Vatileaks, IOR e alle dimissioni del Papa. Inoltre come scritto nel nostro articolo, l’Europa atea, la maggioranza della popolazione europea sta abbandonando la fede religiosa, e questo anche in termini economici porterà alla caduta del Vaticano e degli altri organismi religiosi protestanti e ortodossi.
10) SFALDAMENTO LEGAMI FAMILIARI
La famiglia tradizionale rappresenta per l’individuo un legame più forte rispetto alla lealtà verso lo Stato o del patriottismo. Gli eurocrati sicuramente non vogliono creare uno Stato dove gli individui abbiamo delle priorità più importanti rispetto alla fedeltà allo Stato stesso. E da decenni quindi che si opera per lo smembramento della famiglia tradizionale, attraverso il divorzio, i matrimoni tra omosessuali, la cultura del divertimento, la velata pubblicizzazione della promiscuità. Probabilmente l’obiettivo graduale è sradicare sempre più l’individuo dai suoi legami naturali, così da renderlo indipendente e quindi da ritrovare solo nella futura organizzazione statale il legame più forte.
Vedere a questo riguardo romanzi come 1984 di Orwell e Ritorno al Mondo Nuovo di Huxley,ma anche l’antica società spartana, dove l’individuo fin da piccolo veniva tolto dalla propria famiglia, per farlo crescere legato allo stato. E ovvio che avere una società più divisa, con persone senza legami forti tra di loro, è molto più gestibile rispetto a una società con vincoli familiari e di categoria più forti e radicati.
11) NASCITA DI UN SENTIMENTO EUROPEISTA
Tutti, in linea di massima sanno riconoscere un europeo da un extraeuropeo e sanno cos’è l’Europa, però assolutamente non si è ancora sviluppato una sorta di nazionalismo europeista, anzi, allo stato attuale sono i sentimenti di euroscetticismo, antieuropeismo e di rivalità verso le altri nazioni europee ad accrescere.
Quindi, riguardo a questo punto, siamo solo in uno stato di avanzamento iniziale. Una seria spinta alla creazione di un sentimento comune europeo, potrebbe essere una futura guerra mondiale, dove ci si ritroverà uniti contro un nemico comune. Ma anche, riprendendo il discorso precedente del ceto medio distrutto, un massa popolare europea ridotta in uno stato di povertà potrebbe sollevarsi a livello europeo, manipolata probabilmente dagli stessi poteri forti e creare una Primavera Europea simile ai moti del 1848 che portarono agli stati nazionali. E questo potrebbe creare un diffuso sentimento europeo.
Quindi la fase finale di questi processi potrebbe essere una rivoluzione che porterebbe alla creazione di unico stato. Se questa ipotesi vi sembra avventata, voglio ricordare come la Rivoluzione Francese, i moti del ’48 e recentemente la stessa Primavera Araba sono tutte rivoluzioni che hanno avuto una regia occulta o esterna. Il mio parere, è che difficilmente, noi come popolo, possiamo autonomamente dare vita ad una rivoluzione organizzata. Secondo il mio punto di vista, il popolo fa le rivolte, le rivoluzioni le fanno le elitè. Ma non perché il popolo sia inferiore in qualche modo a queste elitè, ma semplicemente perché quest’ultima è organizzata con un scopo ben preciso, mentre il popolo in rivolta è normalmente un insieme di interessi individuali e di rabbia contro qualcosa, senza uno scopo ben definito e quindi può essere manovrato da forze esterne.

Questa, secondo il nostro parere, è la lunga marcia che l’Eurocrazia dovrà compiere e sta compiendo per raggiungere l’obiettivo finale che si è posta, cioè il Superstato Europeo.
Molti mi criticheranno dicendo che non si può pensare in questo modo, perché se si ragiona dicendo che tutto è già scritto, si spinge verso l’inazione.
Voglio dire che lo scopo di questo articolo non è assolutamente quello, ma invece è quello di elencare le probabili tappe che verranno percorse da chi sta sostenendo questo processo.
Il mio pensiero personale è favorevole alla creazione di uno Stato Europeo Unico. Ma assolutamente sono contrario e sono un acerrimo nemico di questa Europa senz’anima dei tecnocrati e dei banchieri. Però al tempo stesso, penso che per il nostro futuro, solo l’Europa Unita potrà fronteggiare economicamente, politicamente e anche militarmente le potenze extraeuropee. Se no il rischio è che se saremo divisi rischiamo di rimanerne schiacciati e magari le nostre figlie si troveranno a fare le cameriere per il ceto medio arabo, indiano o cinese. Perché attenzione, molti mi fanno l’esempio che senza Europa si sta meglio, può darsi che sia anche vero, ma attenzione, la Svizzera, la Norvegia ad esempio, prosperano perché hanno comunque l’indiretta protezione della NATO e gli stessi stati Europei divisi hanno potuto accrescere la loro ricchezza perché c’è la protezione degli Stati Uniti. Quindi chi maledice l’Europa e auspica l’uscita del suo paese da essa, deve riflettere su questo punto. Inoltre il ruolo degli Stati Uniti come gendarme mondiale sta calando e se un giorno non ci dovesse essere più, io non me li vedo tanto gli stati europei divisi a reggere con una politica estera separata e con eserciti separati, contro la Russia, ma anche solo contro l’insieme dei paesi Arabi o contro Cina o India.
Concludendo, il mio pensiero è che il processo eurocratico difficilmente sarà fermato, noi come popolo l’unica cosa che possiamo fare non è combattere contro la permanenza del nostro stato nell’UE, ma combattere insieme agli altri Popoli Europei contro l’Europa delle banche, ma non contro l’Europa e cercare di scippare l’Unione Europea ai tecnocrati ed ai poteri forti.
Ripeto la descrizione di questo processo non è un invito all’inazione, anzi,ognuno combatta la sua battaglia dove lo porta il suo cuore, indipendentemente dal risultato. La mia battaglia non sarà contro l’Europa ma contro la dittatura usuraia e corrotta oggi al potere e spero in cuor mio che possa nascere una Primavera Europea non manipolata da poteri esterni.

source:hescaton.com

 

└ Tags: nwo, UE
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Mar08

L’Italia è fallita (e il sigillo finale lo ha posto Mario Monti)

by admin on 8 March 2013 at 09:10
Posted In: Economia, Politica, Società
di Paolo Cardenà-
L’anno scorso hanno chiuso i battenti quasi 380.000 mila imprese, oltre mille al giorno. Secondo quanto riportato di recente dalla CGIA di  Mestre, almeno un’impresa su due, delle piccole e medie imprese rimaste, pagano a rate i propri collaboratori, o si indebitano per poterlo fare. Stanno  anche accumulando debiti tributari crescenti, o ricorrono al credito esterno per poter sostenere il carico fiscale. La pressione fiscale,  per le imprese, è del 75% o forse più. Mentre il livello in rapporto al Pil ha superato la soglia del 44%.

Dall’inizio della crisi, i titoli di credito (assegni bancari o postali, cambiali, tratte ecc. ecc.) che alla scadenza non hanno trovato copertura sono cresciuti quasi del 13%.

 

Sempre secondo quanto ci riferisce l’Associazione di Mestre, le sofferenze bancarie in capo alle aziende hanno subito un incremento del 165%.

 

A proposito di banche, abbiamo la banca più antica del mondo, il Monte Paschi, che è in bancarotta e negli ultimi quattro anni sono stati necessari ben due interventi statali  per rianimarla e prolungarne l’agonia: il primo con i Tremonti Bond, il secondo con Monti Bond. Costo complessivo dell’operazione, oltre 4 miliardi di euro, pari all’intero gettito IMU sulla prima casa.  Sarebbe curioso indagare approfonditamente anche sugli altri gruppi bancari, al fine di capire l’esatto stato di solvibilità e l’utilizzo che è stato fatto della montagna di derivati che hanno in pancia.  Che siano stati utilizzati anche  per abbellire i conti? Non lo sappiamo, ma se è vero che pensare male si commette peccato, è anche vero che talvolta ci si azzecca.

 

Pochi giorni fa, è emerso che nei bilanci dell’Inps  c’è un buco di oltre 10 miliardi di euro, e sempre lo stesso ente, in base ai dati del 2011, fa sapere che in Italia le prestazioni pensionistiche inferiori ai 1000 euro, sono  il 77% del totale, e oltre  2,4 milioni di pensionati, invece, ricevono un assegno inferiore a 500 euro mensili. Somme che, vista l’esiguità e il crescente costo della vita, condannano  i percettori   a vivere in condizioni di crescente  indigenza e ovvia difficoltà, soprattutto in età avanzata.
I disoccupati sfiorano i 3 milioni.  Il tasso disoccupazione   è intorno al 12%, mentre quella giovanile è prossima al 40%, con picchi vicini al 50% al sud. Fuori del perimetro dei dati appena enunciati, c’e un numero considerevole di cassaintegrati in forza ad aziende che non avranno mai la possibilità di riprendersi da questa crisi, e presto diverranno disoccupati in pianta stabile proiettando il tasso di disoccupazione ben oltre il 15%.
A dimostrazione di quanto appena affermato a proposito  del crescente stato di povertà, proprio pochi giorni fa, il sito Zerohedge, ha diffuso un’analisi secondo la quale il tasso di rischio di povertà italiano ha superato quello della Spagna. Non solo, ma in un’altra analisi diffusa dallo stesso sito, emerge che il tasso di disoccupazione giovanile ha superato quello del Portogallo attestandosi oltre il 38%, un livello analogo a quello della Grecia di  appena 2 anni fa.

 

Nell’ultimo anno, nonostante la spremitura di tasse operata dal Governo Monti con il sostegno congiunto  del Pd e del Pdl, il debito pubblico è aumentato di oltre 80 miliardi di euro superando la barriera dei 2000 miliardi, attestandosi a quasi il 128% del PIL.  Ormai si viaggia speditamente verso i parametri greci.

 

Nello stesso periodo il PIL è crollato del 2,4%, e se dovessimo allungare l’orizzonte ai 5 anni precedenti, osserveremmo che la crescita nazionale si è contratta di oltre il 7% dall’inizio della crisi.

 

La  produzione industriale è crollata a livelli che non si vedevano da decenni, così come sono crollati consumi precipitati sotto i livelli del 2001. Un numero considerevole di famiglie confermano che possono arrivare a fine mese solo intaccando i risparmi accumulati in una vita, o dalle generazioni passate.

 

Un numero sempre più significativo di comuni e regioni, sono in difficoltà finanziarie e sempre più prossimi alla bancarotta. 

 

Le pubbliche amministrazioni  statali devono alle imprese circa 70 miliardi di euro, che si sommano agli ulteriori  70 miliardi che devono pagare le autonomi locali, arrivando all’iperbolica cifra di 140 miliardi. Queste somme non rientrano nel perimetro del debito pubblico e, se così’ fosse, il rapporto debito/Pil schizzerebbe oltre il 140%; ammesso che ci siano investitori disponibili a comprare il debito pubblico per pagare i debiti delle Pa.

 

Le imprese italiane, negli ultimi sei anni, ossia dall’inizio della crisi, hanno perso oltre 500 miliardi di euro di fatturato. La cancelliera Angela Merkel, non più tardi di qualche settimana fa, ha affermato che con ogni probabilità, l’attuale crisi, si protrarrà per almenoaltro 5 anni. E arriviamo così  a undici anni di crisi. Ci dicono che dobbiamo lavorare oltre 40 anni, e ci può anche stare. Ma in queste condizioni significa trascorrere oltre un quarto della vita lavorativa e professionale in profonda crisi. E non è affatto escluso che quelle che verranno in seguito non siano ancor più frequenti o meno profonde di quella attuale.
Il rischio è quello di convivere con recessioni economiche per buona parte della carriera professionale. Questo, è semplicemente impossibile.

 

Paghiamo una novantina di miliardi all’anno per interessi sul debito pubblico, che si autoalimenta e cresce per inerzia. Questo, nella sua connotazione attuale, e in un simile ambiente, è semplicemente impagabile.

 

Siamo all’ingovernabilità totale e, con ogni probabilità, passeranno ancora lunghi mesi prima di poter avere un esecutivo capace di governare.  Per quanto qualificato possa essere, che un nuovo governo   possa invertire questa tendenza, è solo un pia illusione che può albergare nelle menti che pericolosamente rifuggono dalla realtà dei fatti. Il processo è inarrestabile, e tenderà ad accelerare con il trascorrere dei mesi. Se tutto ciò non fosse sufficiente, si potrebbe andare avanti ancora per ore. Ma non cambierebbe affatto il risultato.
Ormai il punto di non ritorno è stato superato, da un pezzo. L’Italia è fallita, fatevene una ragione. Se per crederci attendete  la conferma da parte del mondo politico, state pur certi che verrà annunciata solo dopo che vi avranno tolto tutto, anche la speranza.
Si sta cercando di mantenere l’apparente solvibilità dello  Stato e del sistema bancario, rendendo insolventi unnumero mostruosamente crescente di imprese e famiglie. Questo è solo un massacro alla devastazione che rischia di abbattere del tutto quel che rimane del sistema produttivo nazionale, compromettendo o rendendo più ardua  ogni possibilità di risalita.
E’ indispensabile  avere un piano B per garantirci, eventualmente, una via di fuga e uscire dai vincoli imposti da questa camera a gas chiamata eurozona. Occorre dichiarare il default e annunciare la ristrutturazione del debito tagliandone il capitale, gli interessi e riprogrammando le scadenze verso un sentiero più sostenibile.
Questo evento, per quanto traumatico possa essere, nel comune interesse di tutti, se concertato anche con istituzioni sovranazionali e creditori,  limiterà gli effetti devastanti di un default incontrollato che non tarderà ad arrivare. Eviterà l’annientamento dell’apparato produttivo e del tessuto imprenditoriale, altrimenti perennemente al servizio del debito e di un apparato burocratico/amministrativo degno della peggiore Unione Sovietica, fino alla scomparsa.  L’alternativa a questo saranno scontri sociali, rivolte, scomparsa di buona parte del tessuto produttivo, svendita di interi settori industriali, perdita dei diritti acquisiti, compressione dello stato sociale, povertà diffusa e bancarotta. Quella vera intendo, quella imposta dalle regole del mercato selvaggio.
Source: vincitorievinti.com
└ Tags: governo, monti
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